E’ stato il primo massaggio anticellulite veramente efficace e tuttora valido, messo a punto dai coniugi danesi Emil ed Astrid Vodder, che hanno studiato a lungo l’anatomia e la fisiologia dei tessuti.
Partendo dall’intuizione che, il ristagno dei liquidi che causa la cellulite è dovuto ad un difetto del sistema linfatico, hanno messo a punto una serie di movimenti leggeri sulla cute atti a convogliare la linfa verso le stazioni linfonodali dove può essere depurata e messa nuovamente in circolo.
Se la linfa non scorre correttamente la prima conseguenza è un accumulo di tossine nei tessuti che fa rallentare gli scambi nutritivi fra le cellule. Non più adeguatamente nutrite e ossigenate, queste cellule s’ingrossano, le loro pareti si indeboliscono facendo fuoriuscire liquidi e scorie che vanno a intasare gli spazi intercellulari.
E’ un primo passo verso l’intossicazione dei tessuti, che diventano soffernti, congestionati e gonfi di liquidi. Questo è il terreno favorevole per l’insorgere della cellulite. Se non si corre ai ripari la situazione peggiora. I tessuti, sempre più soffocati, si inspessiscono fino a diventare fibrosi. La pelle perde elasticità e compattezza, assumendo il caratteristico aspetto a buccia d’arancia.
Si parte dal Collo
Il linfodrenaggio manuale, anche se la cellulite interessa soprattutto le gambe, per essere efficace, deve sempre iniziare con l’apertura delle principali stazioni linfatiche, partendo dalla più importante, quella situata tra le fossette clavicolari, alla base del collo, che rappresenta il punto d’arrivo della linfa (punto anche detto “terminus”).
Il terapeuta esegue un movimento di pressione e depressione, che permette il lento ritorno della linfa nel sangue e che estende anche alla zona sottomandibolare. Passa poi a trattare le zone linfatiche delle ascelle con un movimento a piccoli archi. Appoggia poi, il palmo della mano destra sotto l’attaccatura del diaframma.
Sovrappone il palmo della mano sinistra con le dita unite alla destra. A questo punto preme con delicatezza, come se volesse esercitare un pompaggio. La stimolazione dei linfonodi dell’inguine viene eseguita con una specie di spinta guidata, sempre con le mani sovrapposte e con movimenti concentrici.
Si arriva alle gambe
Il terapeuta passa alla stimolazione del cavo popliteo (nella parte posteriore del ginocchio), punto in cui passa la linfa della gamba, esegue quindi pressioni con i pollici sul tendine d’Achille (sopra il tallone) e, successivamente, nella zona del polpaccio. Alla fine del trattamento il terapeuta esegue un massaggio di spinta direttamente nelle zone con cellulite. Si cerca di smuovere i liquidi e scaricarli verso la stazione inguinale.
I movimenti delle mani sono molto particolari e ripetitivi tanto quanto lo è l’avanzamento della linfa nel suo viaggio all’interno dell’organismo. Il linfodrenaggio non è un massaggio semplice, per questo occorre affidarsi a mani esperte.
Sono tocchi delicati che si basano su leggere pressioni circolari e piccole spinte, che hanno lo scopo di assecondare il flusso della linfa e di convogliarla presso le stazioni linfonodali; la linfa va stimolata nel suo scorrimento perchè a differenza del sangue, non viene pompata da un organo come il cuore, e scorre solo in un’unica direzione, dalla periferia al centro, verso la zona alla base del collo. Per questo la spinta è sempre verso l’alto, in direzione delle principali stazioni linfatiche.
Un buon massaggio linfodrenante non dovrebbe durare meno di 45 minuti, la seduta ideale dovrebbe essere di 60 minuti di cui una prima parte dedicata a un drenaggio generale preparatorio per poi passare a trattare tutte le zone interessate dall’inestetismo. Anche se i benefici sono tangibili già dalla prima seduta, è ottimale prevedere un ciclo di almeno 10-15 sedute bisettimanali.
















